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ULASSAI. Oltre cinquant'anni di storia ulassese
rivista attraverso le fotografie, le coppe e le targhe. Ma anche le
vecchie divise di qualche decennio or sono. Il tutto legato alla
storia calcistica del piccolo centro della vallata del Pardu. L'idea
è stata dell'Associazione culturale "Sa perda e su entu" -
presieduta da Giuseppe Cabizzosu, che è anche il bibliotecario
comunale - che ha ottenuto la collaborazione della polisportiva
Ulassai. Così ha preso forma la mostra fotografica "Ulassai nel
pallone", che sarà inaugurata domani alle ore 16 nella sala
congressi di Barigau. Sarà possibile visitarla, tutti i giorni, fino
alla serata di domenica 20. «Verranno esposte - afferma Cabizzosu -
un centinaio di foto che rappresentano il racconto del calcio
ulassese ma attraverso le immagini. Ma non solo. Faranno parte
dell'esposizione coppe, trofei, targhe di vari tornei, alcune
antiche divise, formazioni e vecchi cimeli che vennero utilizzati
nel corso di mezzo secolo di attività calcistica locale.
Sociologicamente, per l'Italia (ma anche la Sardegna è, in questo
caso, Ulassai) il calcio è, come lo fu il ciclismo negli anni
sessanta-settanta, il gioco sul quale si orientarono i sogni e le
aspettative di intere generazioni di giovani. Ma anche la loro
passione, il loro entusiasmo. E, non di rado, il forte desiderio di
riscatto per un futuro migliore».
Per il presidente dell'associazione culturale "Sa perda e su entu",
anche il piccolo paese della vallata del Pardu non si discosta di
molto da questa analisi generale «anzi, la assoluta mancanza, negli
anni successivi al secondo conflitto mondiale, o comunque la estrema
penuria di altri giochi e divertimenti, ha trasformato questo sport
in una occasione per riassaporare, dopo tante sofferenze e
privazioni, un autentico ritorno alla vita, la gioia di vivere e il
piacere del vero gioco. "Ulassai nel pallone" vuol essere un
sincero omaggio a quel sofferto rinascimento. Un riemergere timido
ma entusiastico, da anni bui che segnarono il piccolo paese ed il
mondo». La mostra vuol essere la testimonianza autentica di un mondo
povero ed elementare, nel quale era raro trovare una squadra in cui
tutti i giocatori avessero la stessa divisa: «e anche se, a volte,
mancavano pure le scarpe da gioco, l'entusiasmo e il piacere di
giocare non venivano meno. Rappresentando un punto di riferimento
sociale e culturale insostituibile».
(l.c.)
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