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Raccolta differenziata in Sardegna al 76,5%: tra le migliori in Italia, ma diminuiscono i Comuni più virtuosi

Raccolta differenziata
Raccolta differenziata in Sardegna al 76,5%: tra le migliori in Italia, ma diminuiscono i Comuni più virtuosi - Saperdaesuetu.it

La Sardegna continua a stare tra le regioni italiane che differenziano di più i rifiuti, ma i numeri raccontano anche qualcosa che non torna del tutto.

Nel 2024 la raccolta differenziata ha raggiunto il 76,5%, un dato che colloca l’isola al terzo posto nazionale. Solo Emilia-Romagna e Veneto fanno meglio. È un risultato che conferma un lavoro portato avanti negli ultimi anni da molti Comuni, ma nello stesso tempo il quadro non è così lineare come potrebbe sembrare.

Il dato emerge dal dossier regionale “Comuni ricicloni”, presentato durante l’Ecoforum Sardegna organizzato da Legambiente a Cagliari, negli spazi del Parco di Molentargius. La fotografia scattata nel report mostra una regione che complessivamente continua a migliorare nella gestione dei rifiuti urbani, ma dove alcune dinamiche stanno cambiando.

La Sardegna resta tra le regioni che differenziano di più

Il numero più evidente è quello della percentuale complessiva. Con il 76,5% di raccolta differenziata, la Sardegna resta stabilmente tra le regioni con i risultati più alti. In molte aree dell’isola la separazione dei rifiuti è ormai una pratica consolidata e per molte famiglie è diventata parte della routine quotidiana.

Significa che gran parte dei materiali prodotti ogni giorno – carta, plastica, vetro, organico – viene intercettata e avviata a recupero. Un sistema che negli anni ha cambiato abitudini domestiche, orari di esposizione dei mastelli e organizzazione dei servizi comunali.

Eppure, se si guarda meglio dentro i numeri, emergono segnali meno rassicuranti. Non riguarda la percentuale totale, ma la distribuzione dei risultati tra i Comuni.

Diminuiscono i Comuni “rifiuti free”

Il report evidenzia una leggera frenata tra i territori più avanzati. I Comuni definiti “rifiuti free”, cioè quelli che superano il 65% di raccolta differenziata e producono meno di 75 chili di secco residuo per abitante, nel 2024 sono 218 su 377. L’anno precedente erano 222.

La differenza non è enorme, ma indica che alcuni territori stanno facendo più fatica a mantenere risultati molto alti. E qualcosa di simile accade anche guardando alla soglia dell’80%, che la Regione ha indicato come obiettivo da raggiungere entro il 2029.

I Comuni che hanno superato questa percentuale nel 2024 sono 185, mentre nel 2023 erano 206. In compenso altri 37 centri si avvicinano molto a quel traguardo, con percentuali già oltre il 79%. Un segnale che il quadro resta in movimento.

Le località turistiche mostrano risultati abbastanza incoraggianti. Tra i Comuni costieri, 24 amministrazioni hanno raggiunto o superato l’80% di differenziata, mentre 11 rientrano tra i “rifiuti free”. Sono due in più rispetto all’anno precedente.

Il dato non è banale, perché proprio nelle zone di mare la produzione di rifiuti cambia molto tra inverno ed estate. Nei mesi turistici la popolazione può moltiplicarsi e gestire il sistema diventa più complicato.

Dall’altra parte esiste ancora una fascia di Comuni che resta sotto la soglia minima prevista dalla normativa nazionale. Nel 2024 sono otto i centri sotto il 65%, mentre nel 2023 erano cinque. Tra questi c’è ancora Sassari, ferma intorno al 61%.

Secondo il dossier, il passaggio progressivo dai cassonetti stradali al porta a porta potrebbe però migliorare la situazione già nei prossimi anni.

Nonostante i buoni risultati complessivi, una parte consistente dei rifiuti urbani sardi continua a seguire un modello tradizionale. Secondo Legambiente, oltre il 30% dei rifiuti prodotti nell’isola è ancora gestito secondo una logica di economia lineare: si produce, si utilizza e poi si smaltisce.

Per cambiare davvero passo, l’associazione ambientalista indica alcune strade già sperimentate in altre regioni. Tra queste la tariffazione puntuale, cioè un sistema che lega il costo del servizio alla quantità di rifiuti indifferenziati prodotti.

Accanto a questo servono informazione costante, sistemi di incentivo e una comunicazione capace di coinvolgere non solo i residenti ma anche chi arriva nell’isola per vacanza. In una regione dove il turismo pesa molto, anche i comportamenti di chi resta pochi giorni possono incidere sui risultati complessivi.

La Sardegna parte da una posizione solida, ma i dati mostrano che mantenere livelli così alti nel tempo non è automatico. Richiede organizzazione, continuità e una partecipazione reale delle comunità locali.

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